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Vicuña

Per il popolo inca era “la fibra degli dei”, riservata al solo imperatore. La vicuña rimane oggi la fibra più fine e più rara al mondo, privilegio per veri intenditori.

La fibra degli dei
La fibra di vicuña si ricava dal vello di un piccolo camelide, parente stretto di cammelli, alpaca e lama, che vive selvaggio sulle Ande a oltre 4.000 metri di altitudine. Piccola e aggraziata, la vicuña non può essere allevata e ogni esemplare ha bisogno di un ettaro di terreno per sopravvivere. Il suo vello è composto da fibre di estrema finezza, solo 12,5 micron, che creano una barriera molto efficace contro i rigori degli inverni andini. La vicuña si tosa a partire dalla primavera, approfittando del clima che si fa più mite, e poi viene rimessa in libertà. Avviene ogni due anni e da ogni animale si ottengono poco più di 200 grammi di fibra. Numeri che spiegano con molta chiarezza la rarità di questa materia straordinaria, la cui storia è strettamente intrecciata con quella di Loro Piana e con la nostra passione per la salvaguardia dell’eccellenza.

Il castano dorato del vello della vicuña celebra la fibra e dà vita a capi e accessori destinati a chi desidera indossare la “fibra degli dei” in purezza.

La regina delle Ande
Per il popolo Inca che la venerava e rispettava profondamente la vicuña era la “regina delle Ande”. Oltre tre milioni di esemplari popolavano le montagne del Peru ai tempi degli Inca \(fino al sedicesimo secolo\), ne rimasero poco più di 5.000 a metà degli anni sessanta del novecento, dopo che conquistadores prima, e bracconieri poi, uccidessero indiscriminatamente le regine per impadronirsi del loro prezioso vello, fino a ridurle sull’orlo dell’estinzione. Il commercio della fibra di vicuña venne proibito a metà anni settanta per scoraggiare il bracconaggio e le prime riserve istituite, ma la vera svolta avvenne nel 1994, quando il governo peruviano selezionò un partner internazionale a cui affidare la reintroduzione della fibra sul mercato, a patto che provenisse da animali tosati vivi e poi rimessi in libertà. Il partner, a capo di un consorzio, era Loro Piana. Grazie anche al coinvolgimento delle comunità andine a cui è affidato il compito di salvaguardare gli animali in cambio dei proventi della tosa, la vicuña è stata salvata. Dal 1994 ad oggi non abbiamo mai smesso di lavorare a nuovi progetti per la salvaguardia degli animali, dalla prima riserva naturale privata in Peru nel 2008 all’odierno Progetto Acqua per la raccolta dell’acqua piovana sempre in Peru, all’Argentina e alla Bolivia, dove ci approvvigioniamo di fibra di altissima qualità proveniente da animali tosati legalmente in modo certificato e così sottratti ai bracconieri, nel nome di un’eccellenza sostenibile.

I colori della vicuña richiedono una formulazione attenta per ottenere l’intensità desiderata e preservare al tempo stesso la straordinaria morbidezza e leggerezza della fibra. La partenza dal castano naturale del vello dà ai neri, ai blu e ai bordeaux un’insolita sfumatura.

Two hands holding raw vicuña fibre.
Privilegio per intenditori
Indossare un capo di vicuña significa fare un’esperienza di morbidezza e leggerezza uniche, oltre che di assoluta rarità, visto l’esiguo quantitativo di fibra disponibile ogni anno al mondo: circa 8.000 chili grezzi che, una volta nobilitati per la lavorazione, si riducono a poco più della metà. Loro Piana propone la vicuña sia nel suo colore naturale, che va dal castano dorato fino all’avorio della “vicuña bianca” di Bolivia e Argentina, sia in una gamma di colori profondi – blu, bordeaux, verde, nero - appositamente formulati per preservare la straordinaria morbidezza della fibra. Il numero di capi prodotti ogni anno è naturalmente limitato, privilegio per veri intenditori.
Vicuñas walking across rocky terrain.
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